La scrittura “terapeutica” è un potente strumento di consapevolezza e crescita personale.
Oltre a farci capire meglio chi siamo, è una medicina senza effetti collaterali che accompagna il nostro processo di guarigione.
Molto spesso capita di essere assaliti da emozioni sulle quali non abbiamo il controllo. Stati d’animo indecifrabili che ci spossano e ci fanno stare male.
Proviamo a capire, ci sforziamo di trovare cause, effetti e soluzioni, ma nonostante l’impegno profuso nell’individuarle, non riusciamo a diradare la nebbia dell’inconsapevolezza.
Prendere in mano una penna e mettere su carta ciò che stiamo vivendo, come lo stiamo affrontando e come stiamo reagendo può essere più utile di quanto riusciamo ad immaginare.
Fissare ciò che siamo in un preciso momento ci aiuterà nell’immediato futuro ad ottenere la chiarezza di cui abbiamo bisogno per mettere le cose nella giusta prospettiva.
Per arrivare a questo non dobbiamo possedere le doti degli scrittori professionisti; la tecnica, la forma, la sintassi, le coniugazioni dei verbi e l’ortografia sono del tutto marginali in questo processo.
L’unica cosa che conta è prendersi il tempo per lasciar correre la mano sulla pagina bianca.
Non bisogna riflettere, pensare, costruire una storia. La mente, in questo processo, possiamo anche lasciarla a casa, perché spesso tende a piegare la realtà al suo potere e volere. Qui è il nostro inconscio che ci guida, che butta fuori quello che sente, senza soppesare le parole, a ruota libera. Senza censura.
E non dovete averne paura. Siete voi i vostri lettori.
È importante, e caldamente consigliato, l’uso della scrittura a mano libera, perché la tastiera del pc o ancor peggio dello smartphone, tendono a invitare più spesso la mente ad offrire il proprio contributo.
La scrittura a mano, istintiva e istintuale, trasforma in testo, le emozioni e gli stati d’animo così come sono, senza orpelli o abbellimenti vari. Perché lo sappiamo: l’ego vuole essere appagato, vero?
Quando le energie inizieranno a lasciarvi e sentirete di aver scritto abbastanza, ecco quello sarà il momento di chiudere il quaderno e mettere via.
Non rileggete, non modificate, non correggete.
Archiviate in un posto più o meno segreto, ricordandovi – e soprattutto promettendovi – di rileggere il tutto a distanza di qualche settimana.
Solo allora, potrete rivivere attraverso la lettura le emozioni che avete provato un po’ di tempo prima. Ma questa volta con il giusto distacco, senza un coinvolgimento cieco e troppo soggettivo.
Come risuona in voi quello che avete scritto? Vi spaventa o vi fa sorridere? Avete esagerato e ingigantito una situazione leggera?
Sappiamo che l’onda delle emozioni sale e scende. A volte siamo troppo su, come un esperto surfista, altre viceversa ci sentiamo sbattuti sott’acqua, come il surfista di prima che ha perso il controllo.
È quindi molto importante rileggere i nostri scritti in momenti di calma e neutralità.
Esistono diverse tecniche di scrittura terapeutica; la scrittura autobiografica, la poesia terapeutica, la scrittura automatica, il diario delle emozioni, il quaderno della gratitudine, la scrittura creativa e molte altre.
Qui, al Buon Partito utilizziamo più spesso quella che abbiamo descritto, tuttavia vi consigliamo un approfondimento personale per individuare quella che sentite più affine e vicina a voi, in un quel preciso momento. Già, perché le cose non restano ferme, non sono mai uguali, non si cristallizzano. Ma mutano, prendono differenti direzioni con ritmi e velocità diverse, e ciò che siamo oggi non è quel che saremo domani.
Col tempo però, vi accorgerete che questo “strano” esercizio vi consegnerà gli strumenti per una migliore gestione delle emozioni.
E vi regalerà – con il tempo – la consapevolezza necessaria ad una migliore comprensione di voi stessi, nonostante i continui mutamenti della vita.
Invito a provare
Alla prima occasione in cui non capirai come ti stai sentendo, prendi un foglio bianco e scrivi per dieci minuti, senza pensare né correggere. Lascialo lì. Rileggilo solo tra qualche settimana. Poi chiediti: “Come mi sento ora rispetto a quel giorno?”
Un paio di sguardi …
“Scrivere è cercare la calma, e qualche volta trovarla” – Anna Maria Ortese
“Io sono convinta che la scrittura non serva per farsi vedere ma per vedere” – Susanna Tamaro