Quando la mente corre più veloce del tempo
C’è un verbo che usiamo quasi senza pensarci, eppure dice molto di come viviamo: pre-occuparsi.
Occuparsi prima, preventivamente.
Viviamo spesso in questa modalità. Pensiamo a qualcosa che non è ancora successo. Immaginiamo scenari futuri – belli o terribili – su qualcosa che forse non accadrà nemmeno. Cerchiamo di controllare il futuro con la forza del pensiero. Ma a quale costo?
Quante volte siamo diventati cupi o irritabili per pensieri di preoccupazione?
Quante volte abbiamo costruito nella mente situazioni pesanti che – per fortuna – non hanno mai avuto una controparte reale?
La preoccupazione è come una goccia che scava, lenta ma insistente.
Ci toglie energia, ci condanna a una condizione di tensione costante, proiettata verso ciò che ancora non esiste.
Quando ci preoccupiamo, non siamo qui.
Sacrifichiamo il presente per qualcosa che potrebbe non vedere mai la luce.
La mente corre, prevede, simula.
E intanto la vita – quella vera – scorre.
Mentre cerchiamo di evitarne gli inciampi, ci perdiamo i dettagli, i segnali, la bellezza discreta che ci circonda.
La cura mascherata
A volte ci preoccupiamo anche per cose che non ci riguardano direttamente: persone care, situazioni di lavoro, risultati sportivi, notizie lontane.
È il nostro modo di prenderci cura, di sentirci coinvolti.
Ma la preoccupazione non è sempre presenza.
Spesso è bisogno di controllo, ansia, paura mascherata da affetto.
E non libera: sorveglia.
Non alleggerisce: trattiene.
Oltre la nostra sfera di influenza
È già difficile gestire le nostre emozioni, figuriamoci quelle legate a situazioni esterne, spesso fuori dalla nostra portata.
La preoccupazione non resta nella mente: si manifesta nel corpo.
Si infila nel petto, nelle spalle, nel respiro.
Ci trattiene, ci irrigidisce, ci tiene all’erta anche quando non c’è nulla da affrontare.
Nel tempo, alimenta una produzione continua di adrenalina, aumenta lo stress, e ci espone a uno stato di attivazione cronica che logora sia la mente che il corpo.
Dalla pre-occupazione all’azione
Che fare, allora?
Esiste un passaggio sottile ma potente: attribuire un valore realistico alle nostre preoccupazioni.
Chiederci: è reale o è un film mentale?
Non sempre sapremo distinguere con lucidità. Ma già il tentativo di farlo ci riporta a una prospettiva più sana.
Un altro strumento utile è trasformare la preoccupazione in un gesto concreto, in una cura possibile, in un’azione semplice.
Occuparsi, non pre-occuparsi.
Agire nel presente riduce il rumore del pensiero ripetitivo.
Altrimenti rischiamo di restare impigliati in una ruota di scenari che girano a vuoto.
Nel presente, il respiro
Restare concentrati su ciò che stiamo facendo è uno dei modi più efficaci per depotenziare la preoccupazione.
Ancorarci al corpo, all’azione.
Una sorta di meditazione dinamica, che ci ricorda una cosa semplice e profonda:
Esiste solo il momento presente.
Del doman, davvero, non v’è certezza.
Preoccuparsi è umano. Ma restare – anche un istante – nel presente è un atto di libertà.
Invito a provare
Quando senti che una preoccupazione ti assale, fermati.
Scrivila. Disegnala. Guardala.
Chiediti:
“Mi sto occupando di questa cosa… o mi sto solo pre-occupando?”
Se puoi fare qualcosa, fallo.
Se non puoi, respira.
E concediti il diritto di non sapere tutto.
Un paio di sguardi
“Non siate dunque in ansia per il domani, perché il domani si preoccuperà di sé stesso. A ciascun giorno basta la sua pena.”– Gesù
“Gran parte della mia vita è stata spesa a preoccuparmi di cose che non sono mai accadute.” – Mark Twain