In questi tempi di forti polarizzazioni il dubbio sembra non avere spazio.
Le certezze urlate si prendono tutta la scena, accompagnate dagli applausi a chi parla più forte, a chi ha un’opinione su tutto e la ostenta con sicura convinzione.
Eppure in mezzo a questo clamore, a questa esibizione muscolare, c’è qualcosa di profondamente umano che rischia di essere dimenticato.
Il dubbio è spesso visto come un sintomo di debolezza, un errore da correggere e un difetto da superare.
Essere incerti e mettere in discussione le certezze non è caratteristica degli “uomini forti” del nostro tempo.
Ma se il dubbio, invece, fosse un compagno saggio? Una voce che ci mette in guardia dal fanatismo, che ci ricorda che possiamo ancora cercare, esplorare, cambiare idea?
Il dubbio, in effetti, a differenza delle solide certezze ha la capacità di farci crescere.
Mettere in discussione quello che pensiamo e crediamo, attraverso la riflessione critica, senza timore di confrontarci con l‘incertezza, è un potente strumento di consapevolezza e conoscenza.
Le certezze ci impigriscono; ci lasciano dove siamo. Come siamo.
Il dubbio, viceversa, non si accontenta delle apparenze e riconosce con onestà che il mondo è un luogo molto più complesso di quel che pensiamo e di quanto pensiamo di sapere.
Dubitare delle nostre convinzioni non significa minare le nostre fondamenta o vivere senza di esse. Significa invece accettare che le basi su cui poggia ciò che pensiamo di essere e sapere, vanno periodicamente controllate, riviste, ridiscusse e riabitate. Non tutto quello che abbiamo ereditato, appreso inconsciamente e per ripetizione da quando siamo al mondo, è ciò che siamo.
Il dubbio non toglie forza, la moltiplica. Ci rende più veri.
Talvolta il dubbio si manifesta anche nel corpo. Un disagio sottile, una sensazione di nervosismo, di incertezza, un battito cardiaco differente, un capogiro. Una tensione difficile da capire e spiegare. Difficoltà nel dire un “si” che forse nasconde un bisogno di posticipare di dire “non ancora” o forse un “no”. Accogliere il dubbio significa accogliere anche questi segnali ambigui o contraddittori, non come ostacoli ma come inviti ad ascoltarci meglio. Un corpo che esita forse ci sta proteggendo. Chiediamogli perché.
Facciamo attenzione però a non confondere il dubbio generativo, quello buono, costruttivo, che indaga e ci eleva, con il dubbio sterile, fine a sé stesso.
Il primo è un dubbio vivo, curioso che apre strade e costruisce ponti. Non blocca la riflessione, ma la stimola. È creativo, migliora con l’esperienza e spinge verso la verità imparando a convivere con l’incertezza che la vita comporta.
Il dubbio sterile è invece quello che ci blocca, ci ruba energie e non porta da nessuna parte. Paralizza qualsiasi azione ed è accompagnato da ansia e insicurezza. A volte può trasformarsi in un loop che ci tiene fermi, perché la paura di sbagliare diventa più forte del desiderio di capire. È una forma di autosabotaggio, una scusa per rimanere sempre uguali a sé stessi, sentendosi forse un po’ più intelligenti.
Ogni trasformazione nasce da un periodo di crisi, da qualcosa che si rompe. Crisi e opportunità sono due facce della stessa medaglia.
Un pensiero al quale eravamo legati che non ci convince più. Un’abitudine che ci sta annoiando. Un sogno che perde i colori vividi di un tempo. È il dubbio che ci accompagna nel passaggio, che ci porta dall’altra parte, da ciò che siamo stati ieri, a quelli di oggi e a ciò che potremmo diventare domani.
Invito a provare
Prenditi qualche minuto. Scrivi una lista di cose in cui credi profondamente. Poi chiediti: “C’è qualcosa che oggi metterei in discussione?” Non per negare, o per cambiare idea, ma per comprendere meglio…e, se del caso, per rafforzare ancor più la certezza su quell’argomento.
Un paio di sguardi …
“Voler togliere il dubbio dalle nostre teste è come volere togliere l’aria ai nostri polmoni.” – Tiziano Terzani
“È men male l’agitarsi nel dubbio, che il riposar nell’errore.” – Alessandro Manzoni