Vivere meglio grazie alla fede?
La risposta, come spesso accade, è: dipende.
Eppure, numerose ricerche suggeriscono che avere fede – in senso ampio – possa contribuire al benessere psicologico e fisico.
Affrontare sfide, incertezze e dolori sembra più semplice per chi è sostenuto da un senso profondo di fiducia.
Chi ha fede tende a trovare significato anche nei momenti difficili. Ne deriva una maggiore resilienza, una capacità di restare in piedi, anche quando tutto vacilla.
Ma fede in che cosa, esattamente?
Questa domanda apre molte porte, ciascuna su un’esperienza diversa.
La fede non è necessariamente dogmatica, né deve essere legata a una religione organizzata. Può assumere molteplici forme:
- fede in sé stessi, nella propria forza interiore;
- fede negli altri, nei legami che nutriamo;
- fede nella collettività, nella forza del “noi”;
- fede che le cose, in qualche modo, si sistemeranno;
- fede in un potere superiore, anche se non ben definito;
- fede che nulla accada per caso;
- perfino fede nel caso stesso, nel destino, o nell’idea che ogni passaggio – anche il più duro – faccia parte di un disegno più grande.
La radice del termine
La parola fede deriva dal latino “fides”: fiducia, lealtà, credibilità.
Credere con fede, quindi, non significa soltanto accettare qualcosa come vero, ma riporre fiducia.
In una persona, in un’idea, in una forza invisibile.
In altre parole: affidarsi.
E affidarsi, a volte, significa anche lasciare andare, smettere di forzare gli eventi, permettere alla vita di fluire.
Il paradosso è questo: confidare in qualcosa che non possiamo controllare né spiegare del tutto, e credere comunque che le cose andranno nella direzione giusta.
La fede più silenziosa
Tra tutte le forme, forse la più potente è la fede in sé stessi.
Quella forza silenziosa che ci sostiene ogni giorno, ci aiuta a crescere, a rialzarci, ad affrontare la realtà con coraggio e apertura.
Ognuno di noi ha qualcosa o qualcuno in cui crede, a cui si affida nei momenti più duri: può essere Dio, la vita, l’amore, la natura, o anche solo il tempo.
Vivere con fede – qualunque essa sia – molto spesso aiuta a vivere meglio.
Non perché la vita diventi più facile, ma perché cambia il modo in cui scegliamo di affrontarla.
Una bussola interiore
Chi ha fede, spesso, fa affidamento sulle proprie forze, ma sa anche di poter contare su un’energia più grande – visibile o invisibile – nei momenti di bisogno.
Numerosi studi hanno collegato la spiritualità e la religione (come la preghiera, la meditazione, i rituali, o la partecipazione a comunità) a livelli più bassi di ansia, depressione e stress.
Queste pratiche offrono stabilità, routine, e una sensazione di connessione che può essere profondamente benefica.
Quando la fede non guarisce
Tuttavia, non tutte le forme di fede sono salutari.
Se vissuta in modo rigido, accompagnata da senso di colpa o paura, la religione può diventare una fonte di disagio, ansia, o senso di inadeguatezza.
Allo stesso modo, non avere fede non significa vivere in modo incompleto.
Molte persone trovano senso e pienezza attraverso altre strade interiori: relazioni, etica, arte, scienza, natura.
Ciò che conta davvero è trovare un senso alla propria esistenza. Con o senza fede, è questo che ci permette di restare in cammino.
Invito a provare
La fede non è una garanzia per vivere meglio, ma può essere una compagna preziosa.
Offre una direzione, una speranza, e – spesso – la certezza di non essere soli.
Anche nei momenti più bui, possiamo ritrovare forza in qualcosa o qualcuno a cui decidiamo di affidarci.
E tu, che ne pensi? In che cosa hai fede?
Quando è stata l’ultima volta che ti sei davvero affidato?
Prenditi 10 minuti.
Ricorda.
Scrivi quei momenti di fede.
Un paio di sguardi …
“In verità vi dico: se avrete fede pari a un granellino di senapa, potrete dire a questo monte: spostati da qui a là, ed esso si sposterà, e niente vi sarà impossibile.” — Gesù
“Senza fede è colui che dice addio quando la strada si fa buia.” — J.R.R. Tolkien